Rinnovo CCNL Funzioni Centrali

Una riunione interlocutoria

Ha avuto un carattere sostanzialmente interlocutorio la riunione tenutasi oggi con l’Aran in sede di rinnovo del CCNL Funzioni Centrali. L’Agenzia negoziale ha presentato infatti una nuova proposta sul valore dei differenziali stipendiali di Area comprensiva anche della media per area della quota oggi prevista come incremento di indennità di amministrazione spettante in caso di progressioni economiche.

La proposta, sempre basata su un numero massimo di 6 differenziali stipendiali attribuibili per la Seconda e Terza area, e 3 per la Prima area, individua i seguenti nuovi valori annui lordi in euro, sempre calcolati su due variabili: la prima considerata dall’Aran equilibrata, con riferimento al rapporto tra fondi disponibili in contrattazione decentrata e numero di differenziali attribuibili su base annua, la seconda calcolata sulla media del valore degli attuali scatti negli ex comparti.

 

prima ipotesi seconda ipotesi
Prima Area 282,21 461,86
Seconda Area 679,21 952,04
Terza Area 1.384,53 1.697,17


Un incremento rispetto alla proposta precedente (vedi Notiziario FLP n. 61) di circa il 10% per la seconda e terza area, mentre per la prima area sostanzialmente nulla cambia rispetto alle ipotesi presentate da Aran nelle scorse riunioni. A questo proposito, e ferme restando tutte le perplessità da noi più volte prospettate sulle diverse criticità dell’impianto proposto, come FLP abbiamo ribadito che il valore dei differenziali stipendiali da cui partire non può che essere quello mediamente attualmente disponibile per le progressioni, e che nel calcolo si dovrà tenere conto anche delle nuove indennità di Amministrazione che scaturiscono per alcune Amministrazioni da specifici stanziamenti già previsti per legge ( Difesa, Ministero per la transizione ecologica, Ministero per le infrastrutture e la mobilità sostenibile, etc).

Così come appare evidente che il tentativo di omogeneizzare il sistema di progressioni economiche all’interno delle Aree per tutte le Amministrazioni degli ex comparti dei Ministeri, delle Agenzie fiscali e degli Enti Pubblici non Economici, deve essere in grado di fornire nuove opportunità e prospettive a chi era indietro, non certamente essere attuato mediante la penalizzazione o il depotenziamento delle migliori esperienze, risultato di anni di conquiste dei lavoratori e delle lavoratrici di quei settori.

Abbiamo rappresentato anche a tutto il fronte sindacale la necessità, inderogabile, dell’emanazione da parte del MEF e della Funzione Pubblica del DM di ripartizione dei 70 milioni di euro previsti dalla legge di bilancio 2020 destinati alla perequazione delle diverse indennità di amministrazione del comparto, in quanto l’utilizzo di dette somme non è solo indispensabile per la ridefinizione in sede contrattuale delle citate indennità, ma ha anche un valore incrementale nella rideterminazione dei differenziali stipendiali di Area.

Sulla percorribilità del nuovo sistema di progressioni economiche e sulla sua sostenibilità grava anche la questione del superamento dei tetti ai Fondi risorse decentrate delle singole Amministrazioni. Lo stanziamento a tale fine, di soli 200 milioni lordi nella legge di bilancio 2022 per tutte le Amministrazioni del comparto, invece che dare concreta attuazione alla norma prevista nel Decreto legge n. 80 del 2021, ne limita fortemente la portata, ripristinando di fatto un tetto di spesa predeterminato, con il paradosso di ripristinare, con una nuova norma, il tetto che era stata abolito a seguito di una forte iniziativa sindacale. Questo in pratica significa che la presunta maggiore operatività e fattibilità del sistema proposto da Aran è solo un mero esercizio teorico.

Così come gli altri 200 milioni destinati sempre dalla legge di bilancio all’attuazione del nuovo ordinamento appaiono ad una prima lettura assolutamente insufficienti a coprire il costo necessario per dare attuazione alla norma di primo inquadramento che riconosca le mansioni svolte e le professionalità acquisite con l’accesso all’Area superiore.

Ci batteremo in sede di discussione parlamentare della legge di bilancio 2022 affinché vengano aumentate significativamente le risorse previste per le due fattispecie evidenziate, in quanto è di tutta evidenza che la tenuta complessiva del nuovo ordinamento professionale non può prescindere dall’incremento delle risorse necessarie per le progressioni economiche all’interno delle aree e da quelle che servono per inquadrare con il CCNL in prima battuta il personale nelle Aree superiori a quelle attuali.

Al termine della riunione la delegazione Aran ha fornito una prima informazione in merito alla proposta economica per l’istituenda Area delle elevate professionalità. Il livello stipendiale previsto è pari a 35.000 euro lordi annui, a cui dovrebbero aggiungersi una retribuzione di posizione e una di risultato, queste ultime omnicomprensive di tutti i trattamenti accessori.

Il CCNL individuerebbe per queste due voci un limite minimo, dal momento che il finanziamento di questi due istituti, a normativa vigente, deriverebbe dalle risorse in capo a ogni Amministrazione sulla base delle loro facoltà assunzionali. L’ipotesi prospettata è di un trattamento medio complessivo (stipendio tabellare, retribuzione di posizione e di risultato) di 60.000 euro lordi annui con un minimo di 50.000 e un massimo di 70.000 euro lordi.

A differenza delle altre tre, per questa Area, l’Aran non prevede il meccanismo dei differenziali stipendiali.

Inoltre per l’Aran la norma istitutiva dell’area delle elevate professionalità, prevederebbe che essa debba nascere “vuota”, senza alcuna unità di personale attualmente in servizio inquadrabile in detta Area.

Saranno le singole Amministrazioni in futuro a decidere se “riempirla o meno”, sulla base delle nuove assunzioni dall’esterno che decideranno di fare, riservando in questo caso una percentuale di posizioni all’interno secondo le modalità previste per i passaggi tra le Aree. Una condizione questa per noi inaccettabile in quanto non solo lesiva delle tante professionalità presenti nelle Amministrazioni, ma anche oggettivamente non coerente con tutte le affermazioni precedenti che giustificherebbero l’attuale proposta di progressioni economiche con la necessità di costruire un ordinamento omogeneo e coerente per tutto il comparto.

Chi lo andrà a dire alle colleghe e ai colleghi che la possibilità o meno di essere inquadrati in questa Area non dipenderà dalle professionalità e dai titoli posseduti, ma solo dall’appartenenza a una Amministrazione del comparto piuttosto che a un’altra, o addirittura alle scelte del singolo management protempore….

Anche su questo quindi è necessario fare assolutamente chiarezza, costringendo il Governo e il legislatore, ove questa fosse stata effettivamente la loro intenzione, in sede di discussione e di approvazione della legge di bilancio, a correggere immediatamente il tiro.

Come vedete, molte sono le questioni aperte, tante le cose ancora da definire e da migliorare e questo spiega anche come di fronte a tante frettolose dichiarazioni positive e rassicuranti circa l’imminente definizione del negoziato, la realtà sia diversa, molto diversa e ancora difficile resta il percorso che ci vede impegnati per dare seguito all’impegno assunto con le lavoratrici e i lavoratori per dare loro finalmente un ordinamento professionale e un contratto dignitoso.


La prossima riunione è prevista per il 9 novembre

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