Le Novità della Legge di Bilancio 2022 per i pensionati

Ancora toppe alla Fornero e qualche spicciolo in più

Nella Gazzetta Ufficiale n. 310 del 31 dicembre u.s. – S.O. n. 49/L – è stata pubblicata la legge 30.12.2021, n. 234 che reca il bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2022 e quello pluriennale per il triennio 2022-2024, i cui contenuti risultano in molte parti significativamente modificati rispetto al disegno di legge approvato originariamente dal Consiglio dei Ministri a ottobre u.s..

Trattasi della manovra finanziaria per l’anno in corso, complessivamente pari a circa 32 miliardi di euro, che contiene interventi e misure che toccano settori e materie diverse, e tra queste naturalmente anche quelli che riguardano direttamente le pensioni.

Le novità in materia previdenziale sono quelle ricomprese nei commi dal n. 87 al n. 118 della predetta legge, e riguardano in particolare l’introduzione della c.d. “quota 102”, l’allargamento dell’APE Sociale e la conferma di “opzione donna” e, inoltre, alcune particolari disposizioni.

  • QUOTA 102 (commi 87-88): concluso il triennio sperimentale della c.d. “quota 100” introdotta dal primo Governo Conte e non prorogata dall’attuale Governo in ragione dei costi che la Corte dei Conti ha giudicato molto alti, invece di procedere ad una seria riforma della Fornero per dare soluzione definitiva ai tanti problemi innescati nel tempo da quella legge, si è operato il solito intervento tampone per scongiurare il famoso scalone che avrebbe comportato il brusco innalzamento di 5 anni nell’uscita dal mondo del lavoro. Infatti, viene introdotta la c.d. “quota 102”, che consentirà il collocamento in pensione anticipata ai lavoratori che maturano entro il 31 dicembre c.a. 64 anni d’età e 38 anni di contributi. Rispetto a quota 100, si alza dunque di due anni il requisito anagrafico lasciando intatto quello contributivo, e pertanto lo scalone di 5 anni viene sì annullato ma non si azzera totalmente, tramutandosi solo in uno scalino di due anni, certo meno importante ma pur sempre ancora penalizzante. Restano fuori i nati nel 1959 che a fine 2021 non avevano i 38 anni di contributi ma li matureranno nel 2022, perché privi del requisito di età. E sono tagliati fuori anche i nati nel 1960 che maturano i 38 anni nel 2022, sempre per effetto del requisito di età più alto. Rientrano invece coloro che compiono 64 anni nel 2022 e non rientrati in “quota 100” negli anni scorsi per mancanza del requisito contributivo. In base alle ultime stime, a maturare i requisiti per “quota 102” nel 2022 saranno poco più di 34.000 persone, ma escludendo chi aveva già il diritto a “quota 100”, si scende a poco più di 8.500 persone. Poca cosa davvero!
  • APE SOCIAL (commi 91-93): viene prorogata per tutto il 2022, con conferma dei requisiti per l’accesso: 63 anni di età e 30 anni di contributi per disoccupati (che nel 2022 non dovranno però più aspettare tre mesi dal termine degli ammortizzatori sociali), caregiver, lavoratori con handicap pari ad almeno il 74%; sempre 63 anni ma con 36 anni di contributi, invece, per addetti a mansioni gravose o pesanti mansioni, che in ogni caso debbono essere state effettuate per 6 anni negli ultimi 7, o per 7 anni negli ultimi 10.

La legge allarga però la platea degli addetti a mansioni gravose o pesanti rispetto all’elenco originario di cui all’allegato C della legge finanziaria 2017 (L.232/2016), ricomprendendo altre categorie, per come si evince dalla tabella allegato 3 della Legge di bilancio. A questi si aggiungono gli operai edili dei cantieri, i ceramisti e i conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta, per i quali si riduce però a 32 anni il requisito di anzianità contributiva. Mantenuta anche per le lavoratrici la riduzione del requisito contributivo di 12 mesi per ogni figlio.

I beneficiari percepiranno un assegno ponte mensile di max 1.500 € e fino alla maturazione della pensione di vecchiaia e, secondo le ultime stime, i beneficiari sarebbero circa 21.600.

  • OPZIONE DONNA (comma 94): viene prorogata a tutto il 2022, con conferma degli attuali requisiti: 35 anni di contributi e 58 anni d’età per le lavoratrici dipendenti (59 per le autonome), con contestuale conferma del ricalcolo per l’assegno pensionistico su base unicamente contributiva anche per i periodi pre 1996, un onere molto pesante. In pratica, la proroga estende il diritto alle lavoratrici dipendenti nate nel 1963 ed a quelle autonome nate nel 1962. Resta inoltre, ai fini della decorrenza della pensione, la finestra mobile, di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 per le autonome fra la maturazione del diritto e la prima decorrenza utile per la pensione.

La legge di Bilancio reca inoltre altre particolari disposizioni in materia previdenziale:

  • istituisce un “fondo” per favorire l’uscita dal lavoro dei lavoratori dipendenti di piccole e medie imprese in crisi che abbiano raggiunto un’età anagrafica di almeno 62 anni (commi 89-90);
  • detta alcune disposizioni per il personale del comparto Sicurezza e Difesa (commi 97-102) e per le prestazioni di INPGI per i giornalisti con rapporto di lavoro subordinato (commi 113-118);
  • allarga al 2022 e 2023 il periodo di sperimentazione del contratto di espansione, con limite minimo di 50 unità lavorative in organico per poter accedere al beneficio.

Ma la legge di bilancio interviene anche sul regime fiscale dei pensionati e porterà nel 2022 qualche spicciolo in più negli assegni percepiti mensilmente, e questo in ragione degli interventi operati sulle aliquote IRPEF (soppressione aliquota del 41%, abbassamento della seconda aliquota dal 27 al 25% e della terza dal 38% a 35 fino a 50.000€, e tassazione al 43 % dei redditi superiori) e riorganizzazione/armonizzazione delle detrazioni anche per i redditi da pensione (commi 2-4).

Questi interventi appaiono però orientati a favore dei redditi medio alti. Secondo uno studio dell’Ufficio parlamentare del bilancio, la riforma delle aliquote avvantaggerà soprattutto coloro che hanno redditi individuali tra i 42 e i 54mila euro, mentre avrà un impatto nullo sui redditi più bassi (c.d. “incapienti”) e minimo invece su quelli medio bassi, che costituiscono la gran parte delle pensioni attuali (per redditi fino a 20mila euro l’anno, il beneficio sarebbe di solo un centinaio di euro all’anno, meno di 10 euro al mese). Qualche spicciolo in più, dunque, ma davvero solo qualche spicciolo.

Queste, in sintesi, le novità per il 2022 della Legge di Bilancio che interessano più da vicino i pensionati, rispetto alle quali non possiamo che confermare il giudizio complessivamente negativo sulle scelte operate del Governo in materia previdenziale nei termini già espressi nei precedenti Notiziari, e che ora ribadiamo negli stessi termini anche per quanto attiene agli interventi fiscali.

Il 2022 dovrebbe essere l’anno buono per la riforma della Legge Fornero, il Presidente Draghi lo ha preannunciato, ma manca ancora un percorso preciso e un calendario di incontri con le Parti sociali.

La speranza è che la si faccia davvero, in ogni caso ne vedremo gli sviluppi. Buon anno 2022 a tutti!

 

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