EMERGENZA CORONAVIRUS

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CARLOMAGNO (CSE): “Uffici pubblici, basta indugi, per fronteggiare il contagio garantiamo solo i servizi essenziali”

E’ quanto afferma Marco Carlomagno, Segretario generale della CSE, a commento dell’emanazione dell’ultimo DPCM che ha esteso a tutto il territorio nazionale le misure per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

“Ribadiamo la nostra richiesta di provvedere alla sospensione di tutti i termini fiscali e dei pagamenti a carico delle imprese e dei cittadini per fronteggiare una situazione che non ha precedenti. Allo stesso tempo” – prosegue Carlomagno – “bisogna evitare che gli Uffici pubblici diventino luoghi per l’estendersi dell’epidemia”.

Vanno garantiti i servizi essenziali e implementate tutte le modalità di accesso alle prestazioni con modalità telefoniche e telematiche come ha fatto ad esempio l’INPS.

Ma bisogna anche garantire il diritto alla salute di tutti gli addetti ai servizi pubblici, prevedendo che la prestazione lavorativa possa essere svolta da casa con l’adozione generalizzata e semplificata dello smart working, come sta avvenendo in gran parte del mondo del lavoro privato, scongiurando il paradosso che si sta verificando, con Uffici aperti con tutto il personale, senza che vi sia una reale necessità, considerati i divieti alla libera circolazione oggi vigenti.

“Ogni ulteriore ritardo non sarebbe in alcun modo comprensibile” – “e rischia di essere in controtendenza con le stesse affermazioni del Governo”.

“Ci auguriamo che nell’ambito del Decreto Legge di imminente emanazione, relativo alle misure economiche per fronteggiare la situazione, venga accolto il nostro appello e trovino finalmente spazio queste richieste”, conclude Carlomagno.

Roma, 10 marzo 2020

L’Ufficio stampa

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