DM rientri

La CSE scrive al CTS e alla conferenza unificata chiedendo modifiche al decreto

Lo schema di DM predisposto dal Ministro Brunetta mirante al ritorno generalizzato negli Uffici a partire dal 15 ottobre 2021, con il sostanziale azzeramento del lavoro agile, è stato dallo stesso inviato nei giorni scorsi al Comitato Tecnico Scientifico e alla Conferenza Unificata Stato – Regioni – Autonomie Locali per il prescritto parere.

Già abbiamo avuto modo di evidenziare sia come CSE FLPL che come CSE, con il Comunicato stampa del Segretario Generale Marco Carlomagno, tutte le criticità dell’operazione rientro, sia dal punto di vista della sicurezza sui posti di lavoro, che delle conseguenze sul lavoro agile, sia emergenziale che a regime.

Ecco il perchè ieri come CSE FLPL abbiamo ritenuto importante segnalare alla Conferenza Unificata Stato – Regioni e oggi come CSE al Comitato Tecnico Scientifico, cioè ai due organismi che dovranno pronunciarsi nelle prossime ore, le nostre osservazioni sullo schema di DM, affinchè vengano apportate le opportune modifiche in sede di emanazione del citato DM.

In particolare abbiamo evidenziato che :

  • il virus SARS-CoV-2 è ancora in circolazione nel Paese, e un aumento della presenza di personale pubblico negli uffici potrebbe causare un aumento di contagi.
  • I protocolli sicurezza non sono stati aggiornati, nonostante ad oggi esistano nuove varianti del virus, a fronte di una logistica che nella stragrande maggioranza dei casi non permette di avere un adeguato distanziamento nel caso in cui gli Uffici prevedano, come richiesto dal DM, il rientro contemporaneo di tutto il personale. A queste criticità si aggiungono quelle derivanti dall’afflusso dell’utenza negli Uffici, a cui non è richiesto l’obbligo del green pass, con conseguenze evidenti sulla sicurezza e sul possibile, prevedibile, aumento del rischio contagio.
  • L’utilizzo dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuali) in modo continuativo per tutta la durata dell’orario di lavoro, in locali angusti e sovraffollati, sicuramente influirà sulla prestazione lavorativa e sulla salute del personale.
  • Non sono previste deroghe per i cosiddetti caregiver.
  • Il richiamo in presenza di tutto il personale pubblico aumenterebbe il carico sul trasporto pubblico locale che non è stato rafforzato adeguatamente, mettendo a repentaglio la salute pubblica di cittadini e lavoratori.
  • Molti Mobility Manager pubblici hanno bocciato l’idea del ritorno al lavoro in presenza invitando a puntare ancora sullo smart working, per evitare un picco degli spostamenti che peserebbe eccessivamente sui trasporti ancora all’80% e, allo stesso tempo, causerebbe anche un’ulteriore impennata del traffico, già ai massimi storici.
  • Ove attuato il DM in esame porterebbe ad un sostanziale azzeramento del lavoro agile nelle Amministrazioni, vanificando tutte le esperienze e le best practices che in questi mesi hanno permesso di migliorare i processi e l’organizzazione del lavoro, rendendoli più moderni, digitalizzati, maggiormente fruibili, aumentando nel contempo la produttività complessiva.
  • Per favorire la ripresa del 3% delle attività ed esercizi commerciali situati presso gli uffici pubblici, notoriamente collocati nei centri delle città, si penalizzerebbe pesantemente tutto il restante diffuso tessuto produttivo delle altre aree cittadine, degli hinterland e dei piccoli comuni limitrofi, dove gran parte dei lavoratori pubblici abita.

Non da ultimo, abbiamo segnalato che il DM si pone in contrasto con l’art. 263 della Legge 77/2020, come modificato dal Decreto Legge “riaperture”, che prevede il mantenimento dell’adozione di forme semplificate del lavoro agile fino alla nuova definizione contrattuale, e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, nella parte in cui dispone, invece, con il citato schema di DM, la stipula del contratto individuale di lavoro per il personale collocato  in smart working già dal 15 ottobre 2021, modificando con un atto normativo di natura regolamentare un termine previsto dalla legge, violando altresì  le prerogative contrattuali che secondo la legge vigente può dispiegare la sua funzione entro il termine del 31 dicembre 2021.

Auspichiamo  che le nostre valutazioni possano trovare ascolto e che sia il CTS che la Conferenza Unificata facciano proprie le nostre considerazioni.

In ogni caso, come abbiamo già annunciato, diffideremo le singole Amministrazioni a dare attuazione ai contenuti del DM in mancanza della prevista contrattazione dei Protocolli di sicurezza, che vanno rinegoziati in quanto materia disciplinata dai Contratti Collettivi Nazionali di lavoro, così come  le diffideremo dal prevedere in questa fase, e fino al 31 dicembre 2021, la stipula di accordi individuali per laccesso al lavoro agile, in luogo delle modalità di accesso semplificate, in violazione di quanto previsto dallart. 263 della legge 77/2020. 

In allegato trovate le note inviate al CTS e alla Conferenza Unificata Stato – Regioni.

Il Collegio di Presidenza Nazionale  CSE FLPL

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