Con il governo, salta al momento anche la riforma pensioni

Rivalutazione dei trattamenti 2023: perchè non anticiparla?

Come avevamo immaginato e temuto. Con la fine della legislatura e con il Governo Draghi tuttora in carica, ma con un perimetro operativo molto circoscritto e delimitato (“disbrigo affari correnti”), l’ipotesi di una riforma condivisa delle pensioni a partire dal 1 gennaio 2023 come esito del confronto tra Governo e Parti sociali appare come un traguardo oramai irraggiungibile, e diventa invece probabile il ritorno pieno ai requisiti previsti dalla c.d. “legge Fornero” del 2011 per il collocamento in pensione a far data dal 1 gennaio 2023.

Paghiamo l’assenza di un tavolo di confronto tra Governo e Parti sociali che ha caratterizzato tutto l’anno 2021, e che poi ha portato, come soluzioni tampone per il 2022, alle scelte operate in legge di bilancio in ordine a “quota 102” e alle proroghe (sino al 31 dicembre del corrente anno) di “opzione donna“ e “APE sociale”. E paghiamo inoltre, nonostante i buoni propositi annunciati a dicembre 2021 dallo stesso Premier Draghi, il perpetuarsi del mancato confronto sui temi legati alla maggiore flessibilità in uscita, che ha caratterizzato anche tutto il 2022.

Si deve ricordare, a tal proposito, che dopo un paio di riunioni tecniche sul tema pensioni con il Ministero del Lavoro che avevano lasciato allora anche ben sperare, il confronto tra le Parti si è bruscamente interrotto a causa (si è detto) del nuovo e pesante quadro di situazione determinato dall’intervento russo in Ucraina con il seguito che conosciamo (aumento dei prezzi dell’energia, delle materie prime e degli alimentari; crescita dei tassi di interesse; minore crescita nelle esportazioni, etc.), che ha posto giocoforza in secondo piano altre questioni, tra le quali appunto la riforma delle pensioni. E quel filo interrotto non è stato più ripreso. E’ vero che il Premier Draghi ha incontrato anche recentemente le Parti sociali, esattamente il 12 luglio u.s., ma gli argomenti oggetto di confronto sono stati, in quella circostanza, le politiche economiche da avviare e le misure da adottare per contrastare l’impennata dell’inflazione (già all’8% su base annua), gli incrementi delle bollette e dei costi dell’energia e il crollo del potere d’acquisto delle retribuzioni. Anche ieri il Premier Draghi ha incontrato le Parti sociali, ma oggetto del confronto sono stati i contenuti del “decreto aiuti bis” e le risorse per finanziarlo (€13/14 mld?). Dunque, un altro anno è passato invano, e la responsabilità del Governo a tal riguardo è incontrovertibile.

Come CSE FLP Pensionati, da mesi avevamo lanciato il nostro grido d’allarme, ultimo in ordine di tempo l’appello indirizzato al Premier Draghi e al Ministro del lavoro per una ripresa urgente del confronto sui temi della riforma pensionistica (si veda il nostro Notiziario n. 10 del 20 giugno 2022), appello cascato purtroppo nel vuoto. Gli unici segnali di queste ultime settimane sono venuti dal Ministro Orlando che si era detto disponibile a stabilizzare “APE social”, e “opzione donna”, ma senza ulteriori dettagli per quanto riguarda, ad es., la base di calcolo (solo contributiva come ora?).  Lo scioglimento delle Camere, l’apertura di una campagna elettorale che si annuncia particolarmente divisiva tra gli opposti schieramenti e anche all’interno degli stessi, e il voto previsto per il 25 settembre comporteranno che la Nota di Aggiornamento al DEF (già mancante di impegni sul terreno previdenziale), dovrà essere redatta dal Governo in carica solo fotografando gli indici economici attuali, e dunque al netto di ogni scelta demandata ovviamente al prossimo Esecutivo. Il quale, quando entrerà pienamente in carica, dovrà mettere a punto, e anche velocemente stante i tempi ristretti, il Disegno di Legge Bilancio 2023, con il rischio di andare in “esercizio provvisorio”, come molti commentatori hanno anche ipotizzato.

Con la possibilità, di certo non campata in aria, che con il 1 gennaio del 2023 vengano per intero ripristinati i requisiti previsti dalla Fornero per il collocamento in pensione, con le sue due sole opzioni previste: pensione di vecchiaia a 67 anni, la prima;  pensione anticipata con 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini (un anno in meno per le donne) la seconda, e magari senza neanche più proroghe per “APE social” e “opzione donna”, che come noto scadono al 31 dicembre 2022. Con tanti saluti ad ogni ipotesi di incrementare la flessibilità in uscita, che è il primo e vero tema della riforma previdenziale, e con il rischio di far diventare strutturali, e dunque permanenti nel tempo, norme concepite per l’emergenza,  che, nonostante qualche minimo stemperamento determinato dal varo temporaneo di quote e mini-proroghe), durano da oltre un decennio. La legge Fornero ha certamente risolto il nodo della sostenibilità dal punto di vista dei costi del sistema previdenziale anche perché ha allungato molto l’età pensionabile, ma ha al tempo stesso irrigidito il sistema sul fronte delle uscite, ingessandolo e determinando che l’età di pensionamento è nel nostro Paese è la più alta in Europa.

Proprio perché abbiamo perso già troppo tempo e altro non ce lo possiamo permettere, come CSE FLP Pensionati chiediamo a tutte le forze politiche che parteciperanno alla competizione elettorale e a tutti gli schieramenti in campo, che il “tema pensioni” trovi il giusto spazio e che le proposte avanzate a tal riguardo, in particolare in materia di flessibilità, vengano dettagliate anche con riferimento alla loro sostenibilità e copertura finanziaria. 

Questo potrebbe innescare un meccanismo virtuoso e consentire, allo schieramento uscito vincitore dalla competizione elettorale, di aver già costruito le misure e relativi accantonamenti da inserire in DDL Bilancio 2023, e alle nuove norme di essere operative dal 1 gennaio 2023.

In ogni caso, , in considerazione della crescita dell’inflazione cui stiamo assistendo da mesi e che, ultimo dato disponibile, ha già superato l’8% su base annua, dal 1 di gennaio del prossimo anno le pensioni in essere godranno di una nuova rivalutazione dopo quella operata nel 2022, in quanto gli assegni pensionistici dovranno essere ricalcolati sulla base dei nuovi e aggiornati dati dell’inflazione, operazione questa che a nostro avviso dovrebbe essere anche anticipata per tutelare maggiormente pensionate e pensionati dalla diminuzione del loro potere di acquisto.


Il Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati

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