EMERGENZA CORONAVIRUS

EMERGENZA CORONAVIRUS

EMANATO IL DM DELLA MINISTRA PER LA PA DADONE

Almeno il 50% del personale in lavoro agile, ma le Amministrazioni dovranno aumentare significativamente tale percentuale in considerazione del rischio epidemiologico

Firmato nella serata di ieri il Decreto Ministeriale della Ministra per la Pubblica Amministrazione che definisce le modalità di svolgimento del lavoro agile, confermato come una modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa, alla luce della nuova fase emergenziale che il Paese sta vivendo.

Non ci sono nuove percentuali precise di individuazione del personale da adibire al lavoro da remoto, ma viene ribadito che la percentuale di applicazione è almeno del 50 % e all’articolo 3 comma 3 viene specificato che le Amministrazioni, al fine di prevenire il rischio contagio, dovranno aumentare nell’ambito delle loro articolazioni tale percentuale in modo significativo, garantendo le percentuali più elevate possibili.

Viene confermato ovviamente il lavoro da remoto senza rientri per i lavoratori fragili.

Di fatto vengono superate le restrizioni previste dal comma 263 del Decreto rilancio in materia di percentuale applicabile solo alle attività che possono essere svolte in lavoro agile, con la previsione che rientrano tra queste anche le attività che possono essere svolte in presenza, tramite l’utilizzo di forme di contatto con l’utenza basate sull’utilizzo delle modalità tecnologiche e telefoniche.

Viene inoltre ribadito che nell’attuazione della massima flessibilità dell’articolazione degli orari di lavoro in entrata e in uscita, dovranno essere rispettati i sistemi relazionali previsti dai contratti collettivi.

Tutta questa fase andrà correlata all’individuazione delle modalità di collocazione del personale in attività da remoto, ai criteri di applicazione e di individuazione delle fasce di contattabilità; andranno attivati confronti con le OO.SS., anche al fine di definire le regole di massima tutela e sicurezza sui posti di lavoro, nel rispetto del Protocollo del 24 luglio 2020.

Cambia di fatto il paradigma. Non più attuare politiche di rientro in presenza, ma calibrare in modo più significativo e pregnante la ricollocazione in lavoro da remoto della maggioranza del personale, come fattore di prevenzione del rischio contagio che, come è noto, è molto alto nei trasporti, tragitto casa lavoro, e anche all’interno degli stessi Uffici.

Non vengono affrontati invece altri aspetti, pur importanti, legati ad esempio al riconoscimento dei buoni pasto e al rimborso delle spese sostenute per via dell’utilizzo delle proprie dotazioni informatiche e delle proprie utenze. Ma su questi argomenti sarà la contrattazione a doverne definire gli aspetti e gli ambiti applicativi.

Rispetto agli annunci dei giorni scorsi, sia i DPCM 13 e 18 ottobre 2020 che lo stesso DM, appaiono comunque eccessivamente prudenti rispetto alla nuova fase emergenziale, e probabilmente su questo ha inciso la persistente campagna mediatica di parte dei media e della cattiva politica, che non perdono occasione per continuare a criminalizzare il lavoro pubblico, visto come presunta nicchia di privilegiati che non solo godrebbero di uno stipendio fisso, ma che ostacolerebbero la ripresa economica con i loro ritardi e inefficienze.

Un film già visto troppe volte e che, pur cambiando di volta in volta copione, risponde solo a logiche di parte, a interessi ben precisi, mina la tenuta complessiva e l’identità del nostro Paese.

Sparando nel mucchio, in modo ingeneroso e pericoloso sulle lavoratrici e lavoratori pubblici che invece svolgono spesso senza mezzi e risorse in modo encomiabile il loro lavoro, tende a nascondere le pesanti responsabilità che ricadono tutte nella politica e nell’alta burocrazia che in questi decenni hanno perseguito colpevoli politiche di esternalizzazioni, mancati investimenti strutturali e gestionali.

Risponderemo anche a questi attacchi riconfermando invece la centralità del lavoro pubblico, il ruolo che deve svolgere in modo sempre più significativo a garanzia della tenuta democratica, inclusiva e di servizio che la Costituzione gli assegna.

Senza timori o tentennamenti. A partire dal rinnovo dei Contratti nazionali di lavoro scaduti e che qualcuno vorrebbe di nuovo mettere in soffitta per spostare le risorse economiche sui soliti noti.

Chiediamo infine a tutte le nostre strutture di continuare l’incredibile lavoro di questi mesi, che ci ha visto in prima linea nel tutelare con la nostra azione e iniziativa sindacale il diritto alla salute di lavoratori e cittadini, garantendo, anche nei periodi più bui del lockdown, l’erogazione di prestazioni e servizi in tutti i campi, senza eccezione alcuna.

Dovremo incalzare tutte le Amministrazioni, superare ove vengano frapposti, tutti gli ostacoli che la burocrazia continuerà a mettere in campo, esigere il pieno rispetto delle regole, perché ne va della salute di tutti.

E in questi momenti non vi possono essere tentennamenti o prudenze di sorta.

La Segreteria Generale CSE

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