ANCORA DEL TUTTO INSUFFICIENTI  LE RISORSE PER IL RINNOVO DEI CONTRATTI NELLA LEGGE DI STABILITA’ 2017

ANCORA DEL TUTTO INSUFFICIENTI LE RISORSE PER IL RINNOVO DEI CONTRATTI NELLA LEGGE DI STABILITA’ 2017

Il Governo continua a negare di fatto il rinnovo del contratto a tre milioni di lavoratori pubblici

Il Governo, mentre è impegnato strenuamente nella battaglia referendaria sulla modifica della Costituzione, continua di fatto però a ignorare la sentenza della Corte Costituzionale scaturita dal ricorso fortemente voluta dalla FLP. Con la legge di stabilità per il 2017, infatti, non stanzia le risorse necessarie per avviare un vero rinnovo contrattuale dei lavoratori pubblici.

Dai dati forniti in conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri di oggi, presentati con varie slides dal Premier Renzi e dal Ministro dell’Economia Padoan, lo stanziamento di 1.9 miliardi che comprende non solo il rinnovo dei contratti ma anche il costo delle preannunciate 10.000 assunzioni nella P.A. si conferma assolutamente inadeguato a garantire un rinnovo dei contratti degno di questo nome. In ogni caso, pur se fosse destinato interamente ai rinnovi, è assolutamente insufficiente dal momento che se solo utilizziamo l’indice IPCA ( quello che deve a legislazione vigente Indicare il beneficio contrattuale spettante) per il triennio la cifra da stanziare non è inferiore ai 7 miliardi di euro.

A questo punto, a distanza di 7 anni dall’ultimo rinnovo, non resta che la strada della mobilitazione e della lotta. Saremo in piazza, in questi autunno che si preannuncia molto caldo, per costringere il Governo ad invertire la rotta. Coinvolgeremo nella nostra iniziativa, che non sarà di facciata o calata dall’alto, ma che partirà dai posti di lavoro e dalle realtà operative, tutte le forze sane del Paese e della società civile che hanno interesse veramente ad una pubblica amministrazione efficiente, e funzionale; e che non vogliono il suo smantellamento, che serve solo ai poteri forti e a chi vuole esternalizzarne i servizi per meri interessi di bottega.

LA SEGRETERIA GENERALE CSE